OGGI L’ADDIO AD ALEX ZANARDI, UOMO DI SPORT ED ESEMPIO DI VITA

L’ultimo saluto ad Alex Zanardi, sulla scalinata di una chiesa padovana, non poteva che essere così: la sua handbike lì, accanto alla bara bianca nella Basilica di Santa Giustina.
Un simbolo silenzioso, potentissimo ed iper tecnologico. La sintesi perfetta di ciò che è stato Zanardi: forza e volontà, coraggio e rinascita.
Oggi l’Italia intera non saluta solo un campione, negli sport dove si è espresso, ma dice addio ad un uomo che ha saputo trasformare il dolore in esempio, alzare sempre più i limiti e le possibilità di vivere in modo diverso, nonostante il destino sia stato crudele verso quel corpo, che in ogni caso permetteva record e sempre qualcosa in più.
Molte persone, amici e sportivi, politici e dirigenti delle aziende con cui il bolognese ha collaborato, sempre sorridendo, senza mai far pesare la sua condizione, ben diversa da quella di un normodotato.
La forza di Zanardi era quel suo modo di essere simpatico, di scherzare sempre anche di fronte a problemi che avrebbero distrutto chiunque e per questo è stato tanto amato e rispettato.
Non aveva bisogno di molte parole, perché coi suoi sorrisi riusciva a fare breccia, riusciva ad entrare nell’animo delle persone.
La morte umana ha messo la parola fine a quella continua volontà di stare fuori, la forza da condivivere col mondo, il coraggio di gareggiare e respirare appieno la vita.
La sua handbike, pensata, progettata e costruita in accordo con Dallara, altro genio del mondo motori e non solo, è lì a testimoniare che i limiti non esistono, che si possono battere.
È la prova concreta che si può sempre ricominciare, anche quando tutto sembra vuoto, senza un domani, senza nessuna possibilità.
Invece è il segno di una volontà che non si è mai arresa, di una mente che comandava un corpo martoriato, rimpicciolito, metà normale, metà artificiale, ma che voleva vivere, grazie ad un cuore che non voleva arrendersi e che pompava per andare oltre ogni difficoltà, ogni avversità.
Lo sportivo bolognese ha sempre chiesto di proseguire, di tentare altre strade, di esserci e competere, arrivando spesso a vincere e dimostrare che le sue idee erano e restano valide.
E’ rinato bene, anzi benissimo, 2 volte, ma la 3^ gli è stata fatale, dopo quella gimkana nel senese, finita contro un camion, le cui ferite hanno inciso in modo preponderante sul corpo. Fino alla fine, quando si è arreso, perché non poteva più andare fuori da una camera, non poteva più misurarsi con limiti e problemi.
Una vita passata sorridendo, un viso che emetteva simpatia ed empatia, fattezze che spiazzavano e davano segni di una determinazione che insegnava a non credere nei limiti.
Soprattuto quelli legati al corpo, che possono esistere ma non sono problemi, basta saperli affrontare e modificare rispetto alle proprie volontà, aspettative, passioni.
Per Zanardi il vero limite non era nel corpo umano, perché col suo spirito poteva affrontare ogni ostacolo: si può cadere, ma rialzarsi subito e continuare: chi si ferma è perduto!
Ha insegnato a tutti che cadere non è la fine, ma un nuovo inizio. Si può perdere tutto, ma pensare e trovare qualcosa di ancora più grande. Non esistono i bicchieri mezzi pieni o mezzi vuoti, esistono bicchieri da riempire e gustare, anche se con semplice acqua.
Oggi l’hanno applaudito moltissime persone, presenti o pensandolo in silenzio. Così facendo hanno dato linfa al suo credo, alla sua eredità, pesante e potente, concreta e viva.
Ora resta il suo grande esempio, per chi vorrà emularlo e trovare nuove volontà, nuova vita e nuovi stimoli che rifuggono l’handicap, perché arrendersi vuol dire morire, almeno fisicamente, perché a livello spirituale Zanardi continua a vivere all’interno di chi farà sue le motivazioni e le idee, che decidono ed incitano a non arrendersi, a lottare, sempre e comunque.
Ciao Alex, grazie del tuo esempio!
🖤
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